Per guardare la storia negli occhi

A volte pensiamo di conoscere la storia. A volte pensiamo anche di conoscere la poesia. E forse, intersecando questi due piani, pensiamo di poter arrivare a pensare di conoscere anche come giri il mondo e finiamo quindi a guardare tutto ciò che ci circonda come noiosa copia della realtà. Poi però capita, nell’arco di 24 ore, di trovarsi in una situazione che reputiamo “già conosciuta” (l’ennesima manifestazione razzista delle Sentinelle in Piedi) e di vederla con occhi diversi, proprio grazie ad alcune parole ascoltate la sera prima da uno dei più importanti poeti italiani contemporanei che è anche un intellettuale di quelli come, passatemi il luogo comune, non ne fanno proprio più!

Sabato scorso, in occasione di uno degli step preparatori a Bologna in Lettere 2015 abbiamo avuto l’occasione di ascoltare, oltre al bravissimo Marco Simonelli che ci ha regalato la lettura del “Sesto Sebastian”, anche Franco Buffoni, ospite nostro per parlare dei suoi ultimi tre libri (La casa di via Palestro, Jucci e O Germania), ma soprattutto per parlare.

Mi ero preparato una quantità enorme di domande per l’occasione, ma Franco, con la prima risposta, aveva già toccato i punti cardine attorno cui avrebbe ruotato il nostro incontro. Questo non solo perché sia un navigato conferenziere, ma soprattutto perché è poeta in grado di andare anche oltre alla sua vita e farne allo stesso tempo strumento e fine ultimo di indagine della sua scrittura e della realtà tutta.

Ovviamente, trovarsi al Cassero, luogo di storia e cultura, ha portato i nostri discorsi verso riflessioni dolorose, sia che si parlasse di tempi passati, sia che si parlasse della contemporaneità. Ed è questo legame che noi fin troppo spesso diamo per scontato, al punto quasi da non vederlo più.. ma per fortuna ci sono persone come Franco che ce lo ricordano.  Pensiamo di conoscere la storia così bene, ma poi ci rendiamo conto che quella imparata sui libri, quando riportata alla realtà, sembra sempre lontana, ed allora è facile vederla passare, vederla tornare senza accorgersene neppure!

Ed è così che sono tornate le Sentinelle in Piedi.. perché se anche il nome è un altro, la violenza della loro idea è qualcosa che sappiamo di avere già visto!

E allora, chi sono le Sentinelle in Piedi? questo gruppo di persone che (in modo passivo-aggressivo da manuale) manifesta nelle nostre piazze? sono in verità un pericoloso (non fatevi ingannare dalla forma..) gruppo di razzisti, di persone che fanno dell’odio e della prevaricazione l’obiettivo ultimo della propria battaglia.

Sono le stesse persone che nel 1938 avrebbero sostenuto le leggi razziali del fascismo, sono le stesse persone che fino a pochi decenni fa sostenevano che fosse necessario intervenire sulle persone omosessuali con l’elettroshock, con i trattamenti a base di coma insulinici, sono le persone che ancora oggi sostengono la “necessità” delle “terapie riparative” e che alla fine, la domenica pomeriggio, scendono in piazza in un inquietante silenzio per chiedere a gran voce che tutto ciò ritorni! che alle persone omosessuali siano negati i diritti umani e civili, per chiedere di avere il diritto di insultare e perseguitare le persone omosessuali in nome della libertà di parola che può e deve essere però solo loro!

Quindi, la prossima volta che vedete da qualche parte in strada una sentinella in piedi ed in essa riconoscerete il vostro vicino di casa, il vostro collega di lavoro o vostro fratello.. pensate che nei suoi occhi state fissando la storia negli occhi di coloro che andavano ad ascoltare Himmler, di coloro che seguivano le indicazioni di Mengele, di coloro che pensavano che, in fondo, Simmons avesse ragione! perché negli anni potrà essere cambiata la forma, ma non è cambiata la sostanza!